lunedì 2 maggio 2016

Malasanità a Catania e a Lucca: due casi che devono farci riflettere

Si aprirà il prossimo 25 maggio il dibattimento davanti al Tribunale di Catania relativo al caso di una donna che il 20 novembre del 2013 subì un intervento chirurgico al legamento crociato del ginocchio sinistro invece che al ginocchio destro, subendo una inutile asportazione del tendine di cinque centimetri, con conseguente menomazione fisica permanente.
Secondo il pm a capo dell'inchiesta i due chirurghi rinviati a giudizio per lesioni aggravate, che pur respingono ogni accusa, avrebbero commesso il grossolano errore per imperizia e negligenza.
Altra storia. Pochi giorni fa un paziente si è sottoposto ad un delicato intervento di asportazione tumorale al rene destro presso l'ospedale di Lucca, ma gli è stato asportato il rene sinistro. Quello sano. Pare che l'errore sia da imputarsi all'errata indicazione da parte del radiologo e all'omissione di un esame routinario che si esegue proprio per evitare questi fatali errori. Le indagini sono in corso, ma le responsabilità sembrano essere già chiare.
Sono notizie incredibili, paradossali, assurde. Eppure tristemente vere, che ci fanno indignare perché è assolutamente inaccettabile che, in tutta risposta a legittime richieste di prestazioni sanitarie, chi rimane vittima di questi episodi si ritrovi non solo a non vedere risolto il proprio problema, ma anche a convivere con nuove e gravi conseguenze invalidanti per una mera disattenzione o leggerezza.
Ma i pazienti non sono le uniche vittime. Ne esce con le ossa rotte anche la credibilità di un sistema sanitario, quello italiano, che secondo la multinazionale Bloomberg è primo in Europa per efficienza e terzo nel mondo, e che pochi giorni fa l'avversario di Hillary Clinton alle primarie democratiche 2016 degli Stati Uniti, Bernie Sanders, non ha esitato a definire come un modello da seguire anche oltreoceano.
Non dimentichiamo che, secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità diffusi dal Ministero della Salute pochi anni fa, l'Italia è il paese europeo dove è più alta la percentuale di successo degli interventi di trapianto di organi. Sulla carta, quindi, il nostro sistema sanitario nazionale costituisce, o dovrebbe costituire, una eccellenza. Appare quindi ancora più grave ed inaccettabile che casi come quelli di Lucca e Catania continuino a succedere con una così preoccupante frequenza.
Tutto questo quando siamo ormai prossimi all'approvazione del disegno di legge Gelli, che dovrebbe riformare la materia della responsabilità professionale medica introducendo importanti novità sia dal punto di vista penale, in quanto il medico non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le "linee guida" (criteri operativi stabiliti da società scientifiche accreditate presso il ministero della Salute e approvati dell’Istituto superiore di Sanità), che dal punto di vista civile, con la definitiva affermazione della responsabilità extracontrattuale e il conseguente onere della prova posto a carico del paziente.
Un disegno di legge che sta facendo molto discutere. Se da una parte è vero che si assiste ad un costante e preoccupante aumento del ricorso alla cosiddetta "medicina difensiva" da parte dei professionisti in campo medico, che per difendersi da eventuali richieste di risarcimento per malpractice prescrivono esami superflui o mettono in atto misure diagnostiche e terapeutiche non strettamente necessarie arrivando fino a rifiutarsi di curare od operare il paziente pur di evitare qualunque tipo di conseguenza sul piano civile o penale, dall'altra uno stravolgimento così importante in materia di responsabilità professionale medica comporterà soprattutto una maggiore difficoltà per la parte debole, ovvero chi rimane vittima dei casi di malasanità, ad ottenere un risarcimento. Attualmente, infatti, è il medico a dover provare di aver agito in maniera ineccepibile qualora venga avanzata una richiesta di risarcimento per un sospetto caso di malasanità, ma da domani potrebbe essere richiesto esclusivamente al paziente di dare prova dell'imprudenza o imperizia del curante, necessariamente avvalendosi di costose perizie e quindi, di fatto, costringendo molti danneggiati a rinunciare ad esercitare il proprio diritto ad essere risarciti.
Siamo sicuri che blindare l'operato dei medici dalle richieste di risarcimento permetterà agli ospedali di lavorare con maggiore serenità e di evitare che casi come quello di Catania o di Lucca possano ripetersi? Staremo a vedere.

Massimo Quezel

Nessun commento:

Posta un commento