venerdì 15 aprile 2016

Le spese per l'assistenza stragiudiziale vanno riconosciute

In materia di risarcimento diretto dei danni relativi alla circolazione stradale, l’art. 9, comma 2, del d.P.R. n. 254/2006 (emanato in attuazione dell’art. 150 del d. lgs. n. 209/2005), recita quanto segue:

2. Nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona.

Tale norma essere interpretata nel senso che sono comunque dovute le spese connesse all’attività di assistenza legale del professionista, sostenute dalla vittima, «perché il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando essa non abbia ricevuto la dovuta assistenza tecnica e informativa dal proprio assicuratore».
L'articolo 9, dunque, non deve essere interpretato come se escludesse sempre, in caso di indennizzo diretto, il rimborso per le spese di assistenza legale. Se così fosse, infatti, la norma violerebbe l'articolo 24 della Costituzione (diritto alla difesa).
E' quanto emerge dalla sentenza n. 3266 della Corte di Cassazione, Sezione III Civile, depositata il 19 febbraio 2016, che conferma l'orientamento della stessa già espresso con la sentenza n. 11154/2015.

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