venerdì 31 luglio 2015

Il danno tanatologico non è risarcibile: più di un anno per una risposta telegrafica

Secondo la Sezioni Unite della Corte di Cassazione il danno tanatologico non è una voce di danno risarcibile ed autonoma e non esiste alcun diritto al relativo risarcimento oggetto di eventuale successione ereditaria.
Per quanti ne sostengono l'esistenza il danno tanatologico (o danno da perdita della vita) si verifica in caso di morte di una persona causata da fatto illecito di terzi, nel caso in cui il decesso avvenga contestualmente o nell'immediatezza dell'evento lesivo.
Il bene giuridico che viene considerato in tale tipologia di danno è rappresentato dall'esistenza della persona, bene supremo, prescindendo dalla durata dello stato di infermità dell'individuo.
Tra gli operatori del diritto il tema del danno tanatologico è sempre stato vivacemente dibattuto.
Esiste un fronte negazionista che ritiene necessario, affinchè si possa confermare l'esistenza di un danno, che la vittima dell'illecito sia in vita, poichè il decesso determinerebbe la perdita della capacità giuridica, e dunque la possibilità di divenire titolare del diritto al risarcimento.
La tesi positiva, invece, considera risarcibile la perdita della vita in quanto necessariamente comprende e presuppone la lesione della salute, indiscutibilmente risarcibile: la perdita della vita, infatti, comporta anche solo per un istante la lesione della salute.
Sino alla sentenza n. 1361/2014 la Corte di Cassazione si era sempre schierata per la irrisarcibilità del danno tanatologico. Con la sentenza anzidetta gli ermellini hanno invece ha definito il danno tanatologico come danno non patrimoniale oggetto di un diritto assoluto e inviolabile garantito dell'ordinamento: una conclusione diametralmente opposta rispetto a detta linea giurisprudenziale precedente.
A febbraio del 2014, meno di un mese dopo la sentenza 1361, la terza sezione della Cassazione, con ordinanza n. 5056/2014, preso atto di tale problematico contrasto di giurisprudenza e tenuto conto della particolare importanza della questione, ha deciso di investire sull'argomento le Sezioni Unite della Corte di legittimità.
La risposta da parte delle Sezioni Unite è giunta a più di un anno di distanza, più precisamente il 22 luglio scorso. Una risposta sbrigativa, che ha respinto la risarcibilità di questa tipologia di danno a favore degli eredi (una delle questioni principali poste all'attenzione delle Sezioni Unite) in quanto “Non sussistono valide ragioni per discostarsi dai precedenti orientamenti condivisi dalle corti superiori” poichè la sentenza 1361/2014 “non contiene argomentazioni decisive per superare l’orientamento tradizionale” in quanto la perdita della vita "per rappresentare un danno risarcibile, è necessario che sia rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio”, il danno non può essere assunto nel nostro ordinamento proprio per la mancanza di tale soggetto.
Gioiscono le compagnie di assicurazione, poichè l’eventuale accoglimento del ricorso avrebbe causato seri problemi nella definizione di nuove poste e titoli risarcitori in ambito della liquidazione del danno. 

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