venerdì 17 ottobre 2014

Corte Costituzionale: giusto liquidare diversamente le lesioni lievi in RCA

La Corte Costituzionale con la sentenza 235/2014 ha stabilito che il criterio di liquidazione delle lesioni micropermanenti previsto con l'art. 139 del Codice delle Assicurazioni è corretto.
Erano infatti state sollevate questioni di legittimità con quattro ordinanze in considerazione di altrettanti dubbi di incostituzionalità e di contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (in particolare con l'articolo 6 sul diritto ad un processo equo).
I giudici remittenti ritenevano infatti che il sistema indennitario previsto dal Codice della Assicurazioni per i danni RCA, ancorato a tabelle predefinite e con margini discrezionali per i giudici troppo limitati, determinasse uno squilibrio nel trattamento delle stesse tipologie di danno verificatisi in contesti diversi.
Lesioni di lieve entità occorse in occasione di eventi differenti rispetto ad un sinistro stradale, infatti, vengono risarcite con spazi di manovra maggiori per il giudice e, normalmente, con importi maggiori.
In realtà, afferma la Corte, la tutela risarcitoria per chi è coinvolto in un incidente stradale è maggiore rispetto a chi subisce un danno in seguito ad eventi diversi: la copertura assicurativa obbligatoria, infatti, garantisce il risarcimento sempre e comunque. Inoltre si legge nella sentenza che "l'introdotto meccanismo standard di quantificazione del danno - attinente al solo specifico e limitato settore delle lesioni di lieve entità e coerentemente riferito alle conseguente pregiudizievoli registrate dalla scienza medica in relazione ai primi (nove) gradi della tabella - lascia, comunque, spazio al giudice per personalizzare l'importo risarcitorio, risultante dalla applicazione delle suddette predisposte tabelle, eventualmente maggiorandolo fino ad un quinto, in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato.".
Si specifica inoltre che la riconoscibilità del danno morale anche per le lesioni di lieve entità (confermata dalla giurisprudenza) comporta un ulteriore possibilità di adeguamento del danno al di fuori dei rigidi schemi tabellari.
Per quanto riguarda l'inviolabilità dell'integrità della persona e il diritto all’integralità del risarcimento del danno, messa in dubbio dal sistema diversificato oggetto di critica da parte dei giudici remittenti, la Corte Costituzionale sottolinea che "In un sistema, come quello vigente, di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli obbligatoriamente assicurata in cui le compagnie assicuratrici, concorrendo ex lege al Fondo di garanzia per le vittime della strada, perseguono anche fini solidaristici, e nel quale l'interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi - la disciplina in esame, che si propone in contemperamento di tali contrapposti interessi, supera certamente il vaglio di ragionevolezza.".
In merito ai dubbi relativi al contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo in particolare con riferimento al diritto ad un equo processo, la Consulta precisa che "la limitazione del diritto risarcitorio, che i rimettenti paventano, attiene alla garanzia dell’oggetto di tale diritto, e non all’aspetto della azionabilità in giudizio – che quei parametri tutelano – la quale non è in alcun modo pregiudicata dalla norma denunciata.".
Esultano le compagnie di assicurazione, che avrebbero avuto non poche difficoltà se la Corte Costituzionale avesse valutato diversamente i ricorsi proposti: il già fragile sistema risarcitorio avrebbe subìto un duro colpo, probabilmente decisivo, se fosse stato messo in discussione l'art. 139 dei Codice delle assicurazioni.

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