giovedì 22 marzo 2012

Il futuro della risarcibilità del danno psichico: l'opinione del dott. Guarinon

Pubblichiamo un interessante approfondimento del dott. Emiliano Guarinon, psicologo, formatore e consulente tecnico di parte, esperto in particolare in danni biologici di natura psichica derivanti da incidenti stradali e infortuni sul lavoro. 


E' vivace la polemica in atto sugli emendamenti all’art. 32 del decreto liberalizzazioni ed in particolare sul tema della valutazione del danno che deve essere “visivamente e strumentalmente accertato”. A quanto sembra gli emendamenti vogliono colpire in particolar modo il danno da “colpo di frusta”, o comunque quei danni (di cui non ho trovato specificazione sulla loro natura) di lieve entità. Tali danni, da quanto ho letto, rappresentano buona parte delle richieste di risarcimento derivanti da incidenti stradali. Questi emendamenti avrebbero lo scopo di restringere ancor di più i margini di manovra dei soliti “furbetti” del risarcimento seriale, come ho letto in più di qualche blog e fonte web che parla dell’argomento.


Vorrei portare comunque, essendo psicologo ed occupandomi di consulenza tecnica di parte nell’ambito degli incidenti stradali ma non solo, il mio punto di vista su quanto emerso relativamente al danno psichico.


Ho letto vari comunicati e articoli che riportavano dichiarazioni della Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e del Presidente del CNOP, oltre alle richieste del SIMSLA e dell’associazione Vittime della Strada al Sottosegretario Catricalà di rivedere gli emendamenti in questione. Non ultimo l’articolo a firma della Vicepresidente dell’Ordine del Veneto la quale sostiene che il danno psichico non verrà più riconosciuto. Posizione quest’ultima a mio avviso alquanto discutibile. Infatti non ho trovato riferimenti diretti nel testo del decreto al danno psichico, ma solo riferimenti al danno di lieve entità e mi sembra che sia una differenza alquanto significativa. Quindi non si tratta di una differenza qualitativa ma piuttosto quantitativa. Le dichiarazioni delle figure citate poco sopra, ma anche di altri esperti del settore, presumo siano sono state ricavate per analogia, come è lecito fare, ci mancherebbe, ma sempre a mio modesto avviso hanno creato un allarmismo che mi sembra ingiustificato, soprattutto tra i miei colleghi che operano in questo settore.


Il danno psichico può essere strumentalmente accertato, tramite gli strumenti propri della psicologia, riporto la definizione di psicologo contenuta nella legge 56 del 18 febbraio 1989:


Articolo 1. Definizione della professione di psicologo.
1. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”


Gli strumenti sono i test psicodiagnostici (il cui utilizzo compete esclusivamente allo psicologo iscritto all’albo), quindi se la mettiamo sul piano dell’interpretazione di un termine, in questo caso strumenti, il problema non si pone, in quanto nel decreto, se non erro, non viene specificato il tipo di strumento da utilizzare. La psicologia, ma la stessa pratica clinica, che condivido con tanti colleghi che operano in questo settore dimostra che, normalmente, vengono accettate le diagnosi psicologiche che si sono avvalse di strumenti conoscitivi quali i test psicodiagnostici. Semmai il vero problema su cui discutere è se sia legittimo o meno escludere a priori il risarcimento di un danno la cui quantificazione è inferiore al 9%, la cosiddetta micropermanente, del quale non vi siano esami strumentali a supporto.


Torno a ribadire che da quanto ho potuto appurare non si parla di esclusione del danno psichico dalle configurazioni di danno risarcibili, ma di danno di lieve entità. Quindi certe dichiarazioni mi sembrano fuori luogo e credo siano partite da presupposti non corretti. Il problema, da quanto ho capito e ripeto, non è il danno psichico ma il danno di lieve entità e i conseguenti alti costi per la sua valutazione strumentale.


La preoccupazione dell’associazione Vittime della Strada è, a ragione, che chi è meno abbiente non possa sostenere le spese per tali accertamenti e quindi rischia di non vedere risarcito equamente e giustamente il danno. Altra preoccupazione espressa dall’associazione è che “l’esame strumentale deve essere la conferma, e solo in caso di necessità, di una diagnosi clinica che riveste l’importanza primaria. Il danno psichico o le sindromi di natura ansioso-depressiva possono sfuggire per loro natura all’accertamento strumentale, e rischiano di non essere più valutabili al fine del dovuto risarcimento.”. Anche in questo caso, dal mio punto di vista professionale di psicologo, ci sono dei presupposti di ragionamento che non possono essere condivisi e accettati. La diagnosi clinica (anche psicologica) è il risultato di un esame che si avvale di strumenti conoscitivi: i test. E quindi viene meno il problema a cui fa riferimento l’associazione Vittime della Strada.




[caption id="" align="alignright" width="202" caption="dott. Emiliano Guarinon"][/caption]

Lo affermo nel massimo rispetto di tutti quelli che operano nell’associazione, ma in questo caso non è corretto il presupposto da cui partono, ovvero che l’accertamento strumentale non preveda i test psicodiagnostici come strumenti idonei alla valutazione. Certo, mi rendo conto che può sembrare una mera speculazione teorica, ma secondo me l’allarmismo parte da presupposti che non sono corretti. Solo nel momento in cui l’attuale Governo specificherà la tipologia di accertamento strumentale si potranno trarre delle conclusioni. Fino a quel momento non credo ci sia di che preoccuparsi, perlomeno come categoria professionale e quindi di riflesso anche chi chiede una valutazione ai fini del risarcimento del danno. Se il Governo dirà che tra gli strumenti non ci sono i test psicodiagnostici allora come professionista intraprenderò, anche con l’aiuto degli Ordini Professionali, tutte le azioni necessarie a tutela della mia professionalità.


Le preoccupazioni del SIMSLA sono relative al Sistema Sanitario Nazionale che corre il rischio di gravarsi di costi per provvedere a questi esami strumentali, che avrà come ricaduta l’aggravio della spesa per la sanità in generale e l’aumento delle polizze assicurative. Non mi sembra sia stata messa in discussione, nemmeno in questo caso, la risarcibilità del danno psichico.


Su questo punto riporto una riflessione in merito di un altro collega:


le assicurazioni gioiscono per questa normativa perché risparmieranno e non è detto che abbasseranno i premi... il danno psichico in senso stretto ha un evidente riscontro funzionale, è un danno biologico, come fai a non pagarlo?”


Concludo con questo ragionamento: se il Governo esclude i test psicodiagnostici dagli strumenti di accertamento medicolegale, non dovrebbe anche cambiare l’articolo 1 della legge 56/89? Non sarebbe una norma in aperto contrasto con una legge dello Stato?


Mi chiedo da dove sia emersa questa preoccupazione così allarmata da parte della Vicepresidente dell’OPV e della Presidente del Lazio e del Presidente del CNOP, che non trova a mio avviso riscontri oggettivi.


 Dott. Emiliano Guarinon
www.emilianoguarinon.it
www.modellidicambiemento.it

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