venerdì 3 febbraio 2012

Responsabilità civile dei magistrati: passerà la linea dura?

Sull'annosa questione della responsabilità civile dei magistrati si dibatte da anni. Attualmente la legge Vassalli (117/1988) prevede la possibilità di fare causa allo Stato nel caso in cui il magistrato, per dolo o colpa grave, abbia determinato un danno ingiusto per l'imputato per effetto di un suo comportamento, atto o provvedimento.


La legge Vassalli venne varata in seguito ad un referendum che, con una larghissima maggioranza, aveva evidenziato la volontà popolare di definire inequivocabilmente la responsabilità civile dei magistrati. C'è da dire che la legge prevede misure e fattispecie più limitate rispetto a quanto emerso nel mandato referendario, che indicava una linea più dura e intransigente definendo la responsabilità in capo al giudice anche nei casi di scorretta applicazione della legge, non soltanto nei casi di dolo e colpa grave, e consentendo di ricorrere direttamente contro il giudice.


Anche l'Unione Europea ebbe da ridire, deferendo in più occasioni l'Italia per la mancata corrispondenza della legge con quanto previsto a livello comunitario.


In questo scenario ieri la Camera ha detto sì con 264 voti favorevoli e 211 contrari all'emendamento presentato dalla lega che prevede modifiche sulla disciplina della responsabilità civile dei magistrati, riprendendo la "linea dura" spesso richiamata nel dibattito politico.


L’emendamento stabilisce che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, possa fare causa sia allo Stato che al magistrato per ottenere un risarcimento. Le novità rispetto alla legge Vassalli sono sostanzialmente due: la responsabilità è estesa alla “manifesta violazione del diritto” e il cittadino può citare in giudizio direttamente il magistrato. E' su questo punto, in particolare, che vale la pena soffermarsi.


La previsione, infatti, appare decisamente intransigente, soprattutto se paragonata alle normative per la stessa fattispecie vigenti negli altri Paesi europei. Infatti la possibilità di citare in giudizio direttamente il magistrato non è normalmente contemplata, poichè è lo Stato, eventualmente, ad agire in rivalsa nei confronti di quest'ultimo una volta condannato.


Appare quindi probabile una ridefinizione secondo una linea più "morbida" della disciplina, sebbene l'introduzione della "manifesta violazione del diritto" costituisca di per sè una novità non di poco conto.

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